Le 44 vetrate del Duomo costituiscono il piu monumentale programma di arte vetraria nell' Italia tre-quattrocentesca. Raffigurano santi dell' Antico e del Nuovo Testamento (nella navata e transetti) e scene della vita di Cristo e Maria (negli occhi del tamburo). L' elenco degli autori include i massimi nomi dell' arte fiorentina del primo Rinascimento: Donatello, Ghiberti, Paolo Uccello, Andrea del Castagno. Dalla crociera, sotto la cupola, si ha una visione d' insieme e l' effetto può suggerire l' intenzione "iconologica" globale: evocare quella luce spirituale che illumina i credenti attraverso la vita di Cristo, Maria ed i santi. Il Nuovo Testamento, infatti, afferma che in Cristo "era la vita e la vita era la luce degli uomini" (Giovanni 1,4).

II punto culminante di questo percorso religioso ed architettonico è l' area sotto la cupola, definita dal coro e dall' altare maggiore. Sia la cupola, sia il coro sono intesi, nella forma ottagonale, a reiterare il simbolismo del Battistero. La superficie occupata dal coro ha, infatti, quasi le stesse dimensioni dell' interno del Battistero e, così, ricrea sotto la nuova cupola lo spazio sacro più antico di Firenze. A rafforzare l' impressione di un ingrandimento "all' infinito" del Battistero sarebbe stata la decorazione della cupola, voluta dal Brunelleschi (secondo antiche fonti) in mosaico. Come finalmente realizzata tra il 1572 ed il 1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari, la decorazione è ad affresco, non in mosaico. Il tema iconografico, però, è lo stesso che troviamo in Battistero: il Giudizio Universale. I 3600 metri quadri di superficie dipinta illustrano in modo sistematico la fede tradizionale in un Paradiso e un Inferno cui l' uomo accede in base a virtù o vizi coltivati in questa vita, e attraverso un "giudizio" definitivo, terminato il "tempo utile" della storia. Nella zona centrale, sopra l' altare si vede il Giudice: Cristo Risorto in mezzo agli angeli che recano gli strumenti della sua Passione. Questa raffigurazione, di mano di Federico Zuccari, era collegata ad un gruppo scultoreo eseguito 20 anni prima da Baccio Bandinelli per l' altare sottostante: un Cristo morto monumentale, steso sulla mensa, davanti a Dio Padre benedicente. Queste statute, rimosse nel 1842, costituivano la prima "parola", per cosi dire, di un messaggio unitario completato nella cupola: sull' altare il credente vedeva Cristo morto, ma alzando gli occhi vedeva lo stesso Cristo risorto alla gloria.

Schema degli affreschi della cupola

A - I 24 Anziani di Apoc. 4 B - Cori Angelici con strumenti della Passione C - Cristo, Maria e Santi D - Virtù, beatitudini, doni dello Spirito Santo E - Vizi e l' inferno F - Vetrate del tamburo: 1) Donatello, Incoronazione della Vergine. 2) Paolo Uccello, Resurrezione di Cristo. 3) Andrea del Castagno, Deposizione di Cristo. 4) Paolo Uccello, Natività di Cristo. 5) Paolo Uccello, Annunciazione a Maria (vetrata distrutta). 6) Lorenzo Ghiberti, Presentazione di Cristo al Tempio. 7) Lorenzo Ghiberti, Orazione di Cristo nell' orto. 8) Lorenzo Ghiberti, Ascensione di Cristo in Cielo.

 

Gli affreschi della cupola sono stati oggetto di un restauro globale tra il 1978 ed il 1994. Del coro, originariamente adorno di una sovra-struttura con colonne ed architravi, oggi rimane solo il muro di sostegno con raffigurazioni di profeti scolpite dal Bandinelli ed i suoi collaboratori. L' altare attuale, spostato in avanti rispetto a quello cinquecentesco, è stato collocato nel 1973, in conformità con le riforme liturgiche del Concilio Vaticano II. Al di là dell' altare si vede la "cattedra": la sedia del vescovo, simbolo dell' autorità di Cristo "Maestro", che, nel termine greco usato nell' antichità dà il nome "cattedrale" alla chiesa in cui presiede il Vescovo. II Cristo del grande crocifisso dietro la cattedra è di Benedetto da Maiano, c. 1495-97.

Dietro il coro le porte bronzee di Luca Della Robbia si aprono sulla sacrestia nord, chiamata anche "delle Messe" o "dei Canonici": un ambiente decorato con pannelli di legno intarsiato, eseguiti da maestri fiorentini del '400 e restaurati dopo l' alluvione del 1966. Impressionante è l' abilità degli artisti nell' uso della prospettiva lineare, inventata dal Brunelleschi nel primo '400 nella stessa Cattedrale di Santa Maria del Fiore: qui dove sono conservati i paramenti, libri ed oggetti vari che servono ai riti celebrati all' altare, le tarsie illusionistiche fanno vedere armadi aperti con la suppellettile ecclesiastica sugli scaffali. Sopra la porta c' è la Resurrezione di Cristo, di Luca Della Robbia, in terracotta invetriata e, sopra ancora, dove ora c' è la mostra d' organo ottocentesca, c' era originariamente la Cantoria di Luca Della Robbia. Nella posizione corrispondente, sopra la porta della sacrestia a sud, c' era la Cantoria di Donatello (sia l' una che l' altra oggi nel Museo dell' Opera).

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