Ogni anno, sessanta giorni dopo la Pasqua, la Chiesa celebra il "Corpus Domini": festività religiosa in onore dell'Eucaristia (il "Corpo" di Cristo sotto il segno sacramentale del pane), sviluppatasi nel XIII secolo ed estesa dal papa Urbano IV, nel 1263, a tutta la cattolicità. Anche a Firenze tale ricorrenza era solennizzata, fin da allora, con una maestosa processione, in cui il pane eucaristico veniva portato per le vie della città, esposto in un contenitore di cristallo o "ostensorio", che permetteva di vedere l'ostia consacrata. Questo corteo sacro acquisì sempre più importanza con il passare dei secoli.
In origine la festa, con le sue celebrazioni liturgiche, si svolgeva all'interno della chiesa dei domenicani, Santa Maria Novella, dopo le funzioni del vespro, con la partecipazione del Vescovo, del clero del Duomo, delle autorità cittadine e del popolo, insieme alle confraternite.
Dopo il Concilio del 1311-1312 tenutosi a Vienne, durante il pontificato di papa Clemente V, la Signoria decise di far portare in processione anche le reliquie dei santi, accrescendo ancor di più la solennità del "Corpus Domini" e facendola diventare una ricorrenza pubblica.
La chiesa di S.Maria Novella, in quel periodo, era la più vasta della città, dato che S.Maria del Fiore era ancora in costruzione sul luogo dell'antica cattedrale di S.Reparata.
Quando l'affluenza dei partecipanti rese impossibile lo svolgersi dei riti all'interno del complesso domenicano, la processione si effettuò all'aperto, per le strade cittadine.

Cerchia di Bernardo Daddi - Madonna della Misericordia. Particolare: Piazza del Duomo con la cattedrale in costruzione. Loggia del Bigallo

Successivamente, edificata in gran parte la nuova cattedrale, il Capitolo dei Canonici cominciò a celebrarvi i riti liturgici e pretese che da S.Maria del Fiore partisse la processione eucaristica. Di qui una lunga disputa fra i domenicani di S.Maria Novella, sostenuti dall'Arcivescovo S.Antonino (+1459) ed il clero della cattedrale, conclusa nel 1458 con una bolla di Pio II, che stabilì che da S.Maria del Fiore muovesse la processione. Essa per secoli, passando attraverso il Battistero, toccava piazza della Signoria, raggiungeva S.Maria Novella, dove uno dei Canonici celebrava l'Eucarestia, per poi tornare in Duomo. La tradizione della S.Messa in quella basilica durò fino al 1920.
Descrizioni ed illustrazioni quattrocentesche attestano lo splendore dell'evento nel primo Rinascimento.

Processione del Corpus Domini - Da una miniatura dei codici liturgici di S.Maria del Fiore (XV sec.) - Fondo Edili della Biblioteca Medicea Laurenziana - Firenze.

Nel Cinquecento, caduta la Repubblica fiorentina, i Granduchi medicei, che intervenivano in pompa magna alla processione, conservarono ed accrebbero la magnificenza della festa spingendo i cittadini ad ornare le facciate delle abitazioni davanti alle quali passava il corteo sacro con arazzi, tappeti ornamentali, fiori e festoni ed in seguito proibendo di passeggiare lungo il tragitto della processione sia a piedi che con carrozze.
La festa coinvolgeva tutta la città: tre giorni prima iniziavano i preparativi per la cerimonia e si mettevano lungo le vie dei tendoni che riparassero dalla pioggia o dal sole coloro che avrebbero assistito all'evento, ornando le facciate delle botteghe con stoffe rosse e gialle.
Il giorno dei festeggiamenti la processione si svolgeva con grande solennità: sfilavano dapprima i bambini, seguiti dalle confraternite laicali, dai religiosi dei vari ordini rappresentati a Firenze, dal clero, dai Capitoli di S.Lorenzo e del Duomo e dall'Arcivescovo, che incedeva sotto il baldacchino recando l'ostensorio con l'Eucaristia. (Il ricco baldacchino in tela dorata, detto "della Repubblica", usato per secoli in questa occasione, fu fatto a spese della Repubblica fiorentina. Alcuni giorni prima del "Corpus Domini" l'Amministrazione Comunale lo affidava al Capitolo del Duomo. Purtroppo la tragica alluvione del 4 Novembre 1966 lo rese inservibile e da allora il prezioso arredo non è stato più usato. Si ha notizia che il Comune l'avrebbe restaurato e donato all'Opera di S.Maria del Fiore).
Partecipavano anche tutte le magistrature cittadine ed i responsabili delle Arti, scortati da reparti militari ed accompagnati da suonatori. I partecipanti alla processione spargevano lungo il percorso petali di ginestre e di rose, foglie di alloro e di lauro, che i contadini venivano a vendere in piazza proprio in quella occasione. Terminata la celebrazione religiosa, la festa proseguiva per le strade con bancarelle che offrivano dolci e bibite.
Questa festività non è mai stata trascurata dai fiorentini, nemmeno per motivi serissimi, come intemperie, guerre od assedi.
Oggi il corteo religioso parte sempre dal Duomo, ma l'itinerario e la chiesa a cui la processione si dirige vengono decisi anno per anno; il percorso è più breve in quanto limitato dalle difficoltà inerenti al traffico cittadino.